PROLOGO

Parto il 4 Settembre dopo aver impiegato molti dei week-end di Luglio e di Agosto a pianificare il viaggio. Un viaggio che era nato, come idea, in primavera quando, più per coincidenza che per reale volontà (e con la collaborazione di qualche problema di salute che mi ha tenuto in ospedale per un po'), ho letto un paio di libri sulla Cina: La Porta Proibita di Tiziano Terzani e "L'impero di Cindia" di Federico Rampini. I due libri sono stati scritti a una ventina d'anni di distanza e descrivono due paesi così diversi da farti intuire quanto la Cina sia cambiata, e stia cambiando. E questo contribuisce ad aumentare la mia curiosità. La continua attenzione (o paura?) dei mezzi di informazione e del mondo del business per la Cina, la sua storia e le sue tradizioni millenarie, la sua turbolenta, ma anche unica, storia del 20° secolo, la sua enorme popolazione e, perchè no, i recenti successi internazionali (nel 2008 ci saranno le Olimpiadi a Pechino, no?) hanno fatto il resto e mi hanno convinto che, questo paese, lo devo vedere.

Le ultime riserve vengono dissipate quando chiedo ad un amico, che è stato in Cina nella primavera del 2005, se non è pericoloso andare a visitare i villaggi sperduti e isolati del Paese. Mi risponde, semiserio: "I villaggi in Cina hanno almeno un milione di abitanti".
E così si parte. Ho circa 45 giorni a disposizione per scoprire e conoscere la Cina. E se all'inizio mi sembravano tanti, quando inizio a pianificare il viaggio nei dettagli usando un paio di guide di viaggio (Lonely Planet e Dorling Kindersley), Wikipedia e qualche altra risorsa online, mi rendo conto che no, non sono tanti; anzi, la parte più penosa della pianificazione consiste proprio nel decidere che cosa lasciar fuori. Le vittime più illustri sono il Tibet e le famose tre gole del fiume Yangtze, ma non sono le uniche: l'isola di Hainan, con le sue spiagge tropicali, potrei doverla rimpiangere a lungo .

Approfittando dell'esperienza del precedente viaggio in Russia (2005), cerco di fare un piano il più dettagliato possibile. Perchè, anche se può sembrare strano, si hanno a disposizione più informazioni quando si è a casa, con l'accesso continuo a Internet e la possibilità di consultare diversi libri, che non quando si è là, in un paese con una lingua sconosciuta e con diversi altri ostacoli, dove di libri ne porti il meno possibile perchè ti fanno pesare lo zaino. Poi, naturalmente, il piano può essere cambiato strada facendo (succederà), ma averne uno prima di partire è importante; e rassicurante.