RICE TERRACES

Sul minibus che da Longsheng porta a Ping'an incontro un tedesco sui 55 anni. Mi dice che lui adesso vive in Cina, di cui gli piace tantissimo il clima. Fra me e me penso che forse gli piace anche il basso costo della vita, ma non gliene parlo. Risiede a Guilin, che considera la più bella città cinese, e sta lavorando alla costruzione della sua casa. Qui in Cina, dice, è comune avere le case di legno ma lui la casa la vuole di mattoni, perchè altrimenti d'inverno non è mai calda.

Mi dice anche che il riso lo hanno tagliato una settimana fa, e quindi adesso la vista dei campi terrazzati è molto meno interessante.
Ma come!! Ho viaggiato un giorno intero in autobus in mezzo a mille peripezie, mi sono alzato alle 6 del mattino, ho fatto un'altra mezza giornata di autobus per vedere...i campi senza riso???? Come sono fortunato!! Come minimo avrebbero dovuto aspettare a tagliare il riso, come forma di rispetto per tutti i disagi che ho affrontato . Vabbè, mi dico, dopo tutto non è la fine del mondo. Ci salutiamo e mi dice che comunque alla sera ci saremmo rivisti al "Countryside Cafe & Inn", dove avevo in animo di alloggiare - poi però non lo rivedrò.

Ho poche ore per vedere i terrazzamenti di riso più famosi della Cina. Sono belli, d'accordo, ma fa un po' impressione vedere turisti e fotografi da tutto il mondo (incontro perfino un Russo) venire fin quì a vedere...dei campi di riso. A Vercelli ce ne sono a bizzeffe e nessuno ci ha mai fatto caso .

» Il villaggio di Ping'an stesso è molto caratteristico, con alloggi in legno

e vendite di manufatti della minoranza etnica Zhuang:

Ai campi si arriva tramite sentieri, seguendo indicazioni non sempre chiarissime :

Nonostante il taglio del riso, le terrazze offrono comunque belle vedute:

Da alcuni punti, chiamati "viewpoint", il panorama è particolarmente ampio:

»Il vicino villaggio di Long Ji, raggiungibile tramite un sentiero, è meno turistico e più autentico, e offre immagini meravigliose:

ma soprattutto ti immerge in un'atmosfera particolare, unica. Qui il tempo sembra essersi fermato (d'accordo, è un espressione strausata, spesso a sproposito, ma in questo caso vi assicuro che ci sta bene; e in ogni caso non me ne è venuta una migliore ). E, come a Xijiang, è uno spettacolo vedere le persone al lavoro in questa meravigliosa campagna:

Che siano tutte donne è casuale, perchè anche gli uomini lavorano la terra, ma non v'è dubbio che alle donne tocchi una parte rilevante del lavoro, anche duro, nei campi.

Alla sera, mentre mangio qualcosa al ristorante dell'Hotel, un gruppo rumorosissimo di Cinesi va avanti e indietro e ogni volta lascia aperta la porta (fuori non ci sono più di 10 gradi) e ad un certo punto esclamo, in Italiano (che ho usato anche in altre occasioni per sfogarmi, sicuro che nessuno mi può capire): "Ma chiudete 'sto c...o di porta!".
Sento alle spalle una voce di donna: "Ah, sei tu l'Italiano!".
Per un attimo mi prende lo stupore: è da moltissimo tempo che non parlo italiano e non sento qualcuno parlare italiano. Mi riprendo, rispondo di sì e scopro che l'interlocutrice è una viaggiatrice di Genova, la prima Italiana che incontro in Cina. Mi dice che ha trovato un signore tedesco (proprio vero che il mondo è piccolo...) che gli ha detto di avermi incontrato, per cui lei sapeva che c'era un turista italiano nell'albergo.

Il modo in cui ci siamo conosciuti non è dei migliori (anzi, un po' imbarazzante, direi, la prossima volta mi riprometto di usare un linguaggio più consono ), ma poi la conversazione è eccellente: anche lei è felice di poter finalmente parlare in Italiano, e ci scambiamo opinioni e idee. Una cosa mi ricordo in particolare: mi dice di essere soddisfatta della Cina, io gli ribatto elencando tutta una serie di cose non del tutto positive e lei mi dice che è d'accordo. Le chiedo: 'Allora come fa a piacerti tanto?'. Risposta: 'Beh, l'anno scorso sono stata in India e se un treno partiva con 6 ore di ritardo ero contenta, perchè l'alternativa era che non partisse per niente'. Evidentemente, tutto è relativo.