LIJIANG

Arrivo a Lijiang, nello Yunnan, in aereo da Chengdu. È il primo (e sarà anche l'ultimo) volo interno che faccio durante il mio viaggio, così ne approfitto per farmi un'idea di come funzionano i voli in Cina. Pensavo di trovare, a Chengdu, un aeroporto piccolo e magari malmesso, invece è grande e nuovo, più o meno come Malpensa. Anche il volo è perfetto, insomma rimango positivamente impressionato.

La città vecchia (Old Town) di Lijiang è un vero gioiello: chiusa al traffico, con stradine di pietra, canali, circondata da colline. Tutto quì è stato restaurato, quindi si tratta di quella che io ho chiamato Nuova Vecchia Cina. È tutto molto turistico. La minoranza etnica autoctona, i Naxi, tuttora abita la città, e capita di vederli riuniti nella Piazza del Mercato:

o suonare nella piazza a Nord:

La città vecchia è strapiena di negozi che vendono di tutto per il turista. In queste, spesso, si sono installati gli Han comprando l'attività dalle minoranze Naxi. Ci sono case da tè e negozi di vestiti:

borse e sculture in legno:

gioielli »:

Immagino (ma non ne sono sicuro) che "The art room of the natural thing" sia un modo naïve di dire che i manufatti in vendita contengono pietre preziose naturali. Ci sono anche caffè / ristoranti, sempre ad uso dei turisti:

Praticamente il piano terra di tutti gli edifici è adibito ad attività commerciali di vario tipo, come si può vedere nel video di una piccola piazza:

Alla sera la città vecchia è ben illuminata:

La nuova macchina fotografica ha diverse funzionalità in più rispetto a quella precedente, beneficiando di oltre 3 anni e mezzo di evoluzione. Ma, a differenza della precedente, non ha il display orientabile. Non un grande problema, ma a fare le foto notturne con il tripode portatile viene un torcicollo.....

Sperimento un ristorante tibetano semplice semplice. L'atmosfera è gradevole, il personale gentilissimo, il cibo ottimo. L'interno è in stile:

Cosa c'entri la famosa foto di Che Guevara in mezzo a ruote di preghiera e lampade tibetane non ho idea, ma l'insieme è a suo modo suggestivo. Il ristorante è senza toilette ma è "convenzionato" con il negozio di fianco, il cui servizio funziona a mezzo servizio (ops), come dice perentoriamente questa scritta:

Il giorno dopo stò per uscire dall'ostello per andare a visitare la città che incrocio un tipo strano, di mezza età, con i sandali, una barba incolta e uno zaino di pelle. Non so come, ma riesce ad attaccare bottone. Scopro che è un cattolico canadese che stà viaggiando in tutto il sud-est asiatico. Mi chiede se sono credente e io commetto l'errore di rispondergli di sì. È la fine: inizia a citarmi passi della Bibbia a memoria e mi tiene lì per un'ora e mezza con discorsi astratti di nessuna consistenza. Quando mi dice che una sua collega ha visto il Giudizio Universale in una fase di trance, decido che è abbastanza, gli dico che mi aspetta un amico e me ne vado. E per una volta apprezzo la mancanza di religiosità dei Cinesi. E sì, il fondamentalismo religioso per me è peggio dell'ateismo perchè porta con sè un'arroganza implicita: che la tua religione è la migliore di tutte e che per questo sei autorizzato a fracassare i maroni al primo che passa per la strada con la tua dotta conoscenza delle scritture, in modo da illuminarlo, il povero tapino che vive nell'ignoranza. Mentre lui studiava la Bibbia io studiavo matematica e fisica (e altri miliardi di persone facevano altre cose anche più interessanti), ma non per questo fermo il primo che passa per la strada per instillargli il sacro verbo delle equazioni differenziali e della fisica quantistica.

Tornato dal Tiger Leaping Gorge, il giorno successivo prendo a noleggio la bicicletta per visitare i luoghi circostanti. »Mi fermo per entrare in un negozio, mi si avvicina una vecchietta con tutto l'armamentario per pulire le scarpe e fa cenno ai miei piedi. Sono in giro da oltre un mese, sempre con le stesse scarpe che mi sono ben guardato dal lavare (se le lavo, con cosa vado in giro?). Inoltre torno da due giorni di trekking, quindi le scarpe non sono certo pulitissime . Quando le faccio cenno che no, non voglio che me le pulisca, le scarpe, mi guarda con uno sguardo di sdegno che vuole inequivocabilmente dire: 'Pezzente!'. Non aveva tutti i torti, devo riconoscere.

Giusto fuori dalla parte turistica della città vecchia ci sono vedute bellissime e autentiche:

La gita in bicicletta mi porta in luoghi "inesplorati". Vedo la campagna nei dintorni:

e ancora una volta mi rendo conto di quanto sia straordinaria la fertile terra cinese, favorita da un clima eccezionale.
E a proposito di clima, e in riferimento al mio viaggio in Russia del 2005: quando Dio ha creato il mondo doveva odiare i Russi e amare i Cinesi. Perchè tutto ciò che ha negato ai primi sembra aver dato ai secondi: caldo, acqua (il ghiaccio non conta ), montagne, una terra fertilissima. Insomma, se Dio avesse gli occhi a mandorla non mi meraviglierei troppo .

Il percorso è punteggiato di belle "fattorie" di mattoni grigi, su cui è quasi sempre esposto il granoturco ad asciugare:

»Il villaggio di Baisha è molto caratteristico:

e più oltre, percorrendo una strada agreste

si arriva al "Jade Peak Monastery", un monastero del buddismo tibetano la cui cosa più bella è indubbiamente il parco con una enorme magnolia:

e una famosa camelia centenaria:

L'ultima cosa che faccio a Lijiang, prima di partire per Kunming, è comprarmi un portafogli, visto che quello attuale, a furia di contenere moneta, si è ormai rotto. Il fatto è che molto spesso mi capita di non capire bene quanto costi qualche prodotto, oppure di non essere molto rapido a riconoscere le monete cinesi. In entrambi i casi, invece di pagare con le monete, dò una banconota di taglio magggiore e prendo il resto. Il problema è che in questo modo la moneta si accumula all'infinito e a lungo andare anche un portafogli stoico come il mio deve cedere.
Entro in uno dei miliardi di negozi di Lijiang. Il portafogli che piace a me è di pelle di Yak, ha il bottone invece della lampo per contenere le monete proprio come voglio e costa 40 Yuan. Non è un gran prezzo, ma mi ricordo improvvisamente di quello che dice la guida turistica: in Cina è normale contrattare il prezzo. Ok, mi dico, visto che siamo in Cina, facciamolo. Assumo l'aspetto titubante, come se il prezzo non mi piacesse, guardo la commessa con aria severa e con la massima determinazione possibile dico "35". La commessa mi guarda come dire "Non sei proprio capace", ride e mi dice che va bene. Imparerò poi che contrattare il prezzo significa riuscire a ridurlo anche del 50% rispetto al valore iniziale.

Concludo con una foto del canale nella Piazza del Mercato

Così a occhio, le teste che spuntano sulla destra del canale mi sembrano teste di drago .