HUA SHAN

»Per arrivare allo Hua Shan (Flower Mountain) ho un viaggio in treno di 7 ore e mezza da Pingyao. Salgo e non c'è posto per sedersi (normale sui treni cinesi, ho ormai imparato). Dopo un'ora e mezza in piedi, approfittando di una stazione a cui scende qualcuno, riesco a sedermi e dico: Finalmente!
Ho parlato troppo presto, perchè alla stessa stazione sale un altro esercito di persone e proprio non ci si stà, al punto che uno mi si siede sulle ginocchia e così rimane per tutto il resto del viaggio. Nel frattempo, sebbene ci siano i cartelli con il divieto di fumo, il tizio di fronte a me continua a fumarmi in faccia. Quando il livello di sopportazione supera il limite decido di dirlo al controllore - so che è difficile per questioni di lingua (Indico il segnale di divieto? Uso i gesti? Gli faccio vedere il verbo 'Fumare' sul dizionarietto?) ma sono determinato. Finalmente lo vedo che passa...con la sigaretta in bocca!! Fine di ogni mia aspirazione ad un mondo migliore .

Finalmente arriviamo alla stazione, scendo ed è buio (il treno era in ritardo) e piove. Mi esce il fumo dalle narici tanto sono incazzato, ma non è finita. Autobus per il villaggio non ce ne sono più, trovo un tassista che mi chiede 20 yuan per portarmici - ok! In auto, ad ogni chilometro mi mostra 20 yuan per ricordarmi che quello è il costo della corsa. Inizialmente gli dico che va bene ma alla 5a volta, esasperato, decido di dargli 'sti 20 yuan in anticipo, così la smette (e guarda la strada). E mi viene in mente Beppe Grillo quando in 'Te la do io l'America' diceva che a New York il vetro di separazione non serve per proteggere il tassista, ma il viaggiatore. Deve valere anche da queste parti .

Alla fine di questa meravigliosa giornata sono affamato come un lupo: alla mattina non ho fatto colazione per prendere il treno, quello che ho comprato non ho potuto mangiarlo in treno (non si riusciva ad andare alla toilette tanto era il casino, figurarsi mangiare). Insomma sono stanco, sporco, puzzo di fumo e ho una fame della Madonna. Arrivato all'hotel mi metto a tavola e comincio a spazzolare tutto quello che mi capita sotto i bastoncini. I membri della famiglia che gestisce l'albergo si guardano con aria interrogativa e leggo nei loro occhi questi pensieri: "Questo è più magro di noi Cinesi, ha più fame di noi Cinesi ed è più incazzato di noi Cinesi. Ma da dove arriverà mai?".

Appena mi sono un po' saziato e riprendo a ragionare incontro una coppia di giovani cinesi che parla un po' di Inglese. Apprendo che sono di Kunming nello Yunnan e che anche loro pianificano di salire sullo Hua Shan il giorno dopo, e così decidiamo di andare insieme. Alla fine della cena apprendo anche che ho pagato esattamente il doppio rispetto ai Cinesi. Quella del doppio menu (in Inglese con prezzi diversi rispetto a quello in Cinese, talvolta anche raddoppiati) è una pratica odiosa che fortunatamente, per quanto ho potuto vedere, è quasi scomparsa in molti posti in Cina, ma purtroppo in altri è dura a morire.

E così la mattina dopo partiamo insieme sul presto. Il tempo è brutto, piove e c'è un nebbione che non si vede a 30 metri di distanza:

Peccato, perchè il paesaggio è una delle cose più belle dello Hua Shan. Ma lo Hua Shan è anche una montagna sacra del Taoismo, come il Tai Shan che ho visto circa una settimana prima. E visto che il paesaggio, almeno per ora, non si vede , concentriamoci sulla religiosità. Ma anche in questo ambito è meglio lasciar perdere. Insomma, la religiosità dei Cinesi di oggi deve essere così profonda che neanche la vedi. Il percorso è disseminato di templi, come ad esempio il Tempio della Fontana di Giada:

accompagnati da iscrizioni all'ingresso (anche in Inglese) che si dilungano a sottolinearne l'inestimabile valore storico e religioso. Poi entri e c'è il custode sdraiato su una branda che guarda la televisione. E a quel punto, ovviamente, ti crolla tutto il mito - secondo me potrebbero almeno fare uno sforzo per salvare le apparenze ad uso del povero turista.

Gli amici cinesi con cui salgo non amano moltissimo camminare, così poco dopo aver completato l'ascesa alla vetta Nord mi salutano e vanno a prendere la funivia che li riporta giù. Mi accorgo di essere in grave ritardo, perchè voglio fare tutti i picchi e poi tornare indietro in giornata. Intanto le nuvole si diradano e a tratti smette di piovere, e si iniziano ad avere belle vedute:

I "sentieri" delle montagne famose della Cina (Huang Shan, Tai Shan, Hua Shan) non sono in realtà sentieri, ma percorsi a scalini che, anche quando si tratta di coprire un dislivello notevole, permettono di salire e scendere in modo confortevole; gli scarponi da montagna non servono e di solito le scarpe da jogging sono sufficienti. Il percorso diventa difficoltoso se piove o è bagnato, perchè gli scalini scavati nella roccia si fanno scivolosi, soprattutto in discesa. Alcuni passaggi dello Hua Shan sono effettivamente un po' pericolosi:

e quindi non si riesce ad allungare il passo più di tanto. Nel percorso fra gli altri picchi e nel ritorno verso il Picco Nord le vedute diventano veramente spettacolari e mi ripagano ampiamente dei contrattempi finora incontrati:

Il ritorno non finisce mai. Diventa buio e ancora di strada davanti ne ho. Avevo letto da qualche parte che il percorso è illuminato di notte, ma questi lumini da cimitero è quanto passa il convento:

Quando ormai inizio a non vedere proprio più:

arrivo finalmente ad un ponte da cui si iniziano a vedere le luci del villaggio sottostante:

Ok, il meritato riposo dopo 12 ore di scarpinata è finalmente vicino.

Sulla montagna ho preso freddo (non c'erano più di 10 gradi) e alla mattina dopo devo prendere il bus per Xi'an alle 7 - e fa ancora freddo. Mi sveglio per tempo, ho un freddo cane e mi sento lo stomaco in subbuglio. Vado dal tizio dell'hotel e gli dico di chiamarmi un taxi per andare a prendere l'autobus, ma di fare veloce. Questo esce dalla porta dell'hotel, fa un fischio (Giovanni Trapattoni in confronto è un dilettante) al primo tizio che passa in moto (immagino che nel villaggio si conoscano tutti), gli dice qualcosa in Cinese ed eccomi a cavalcioni della moto andare a manetta verso la fermata del bus - proprio quello che ci voleva per uno che stà morendo di freddo.

Ma lasciatemi dire che una delle cose per cui mi ricorderò lo Hua Shan a lungo, e con gran divertimento, è il linguaggio. »L'Inglese dei Cinesi è chiamato in gergo Chinglish, e a volte, come l'Inglese di tutti i non-native English speakers, non è perfetto. E fin qui niente di male. Quello che mi è incomprensibile, in Cina, è il perchè certi strafalcioni vengano fatti in scritti ufficiali che vengono messi in bella vista e letti da migliaia di turisti tutti i giorni. Se ne trovano in diversi posti ma a mio parere lo Hua Shan vince:

Di persone che parlano bene Inglese, in Cina, ce ne sono. Cosa costa prenderne una e fargli tradurre, una volta per tutte, queste scritte in modo decente?[1] Mah. In casi estremi in cui l'Inglese era veramente pessimo mi è pure capitato di vedere correzioni fatte a penna o a pennarello (me ne ricordo una in particolare a Hangzhou). Sospetto fosse qualche Inglese di Oxford che non sopportava oltre di vedere la propria lingua (mal)trattata in quel modo.

Fatemi concludere con un capolavoro assoluto:

  1. ^Tornato a casa, ho dato un'occhiata al manuale in Inglese del navigatore satellitare TS 8.3 PND (un prodotto italiano) e vi ho trovato frasi tipo "Introduce the appropriate data to individualize the desired address" o "In case of block or answered not correct of the device, to effect a hard reset" che potrebbero tranquillamente concorrere con le "migliori" frasi in Chinglish.