PECHINO

A Beijing ci arrivo con un treno notturno da Tai'an. Putroppo è notturno anche l'arrivo, alle 5 del mattino, ma pazienza. Quattro giorni sono pochi per vedere Beijing, lo so, quindi ho cercato di pianificarli bene, ma al tempo stesso ho cercato di non volerci fare stare troppe cose insieme, che poi generano stress e, al primo imprevisto, insoddisfazione.

Mi viene in mente Marco Polo, che è stato da queste parti oltre sette secoli fa. Forse. Sì, perchè non è del tutto chiaro se ci sia mai stato. E se anche non ci fosse stato, avrebbe tutta la mia comprensione: insomma, io a piedi non ci sarei venuto .

Per prima cosa, visti i problemi con i treni, devo fare il biglietto per la prossima tappa, Datong. »E qui ci si diverte. Appena esco[1], sulla destra, ci sono 2 sportelli distaccati della biglietteria con sopra scritto (anche in Inglese): "Partenze dalla stazione Ovest". Non mi ricordo da dove partirà il mio treno per Datong, ma siccome Datong è a Ovest di Beijing potrebbe anche essere, perchè no, che parta da Beijing West. Faccio pazientemente la coda (se così si può chiamare); quando è il mio turno, la tizia alla biglietteria non cerca nemmeno di capire quello che voglio (sul treno mi ero preparato un foglietto in cui avevo faticosamente copiato i caratteri cinesi per Datong, oltre al numero del treno), e mi fa segno che la biglietteria in Inglese è all'interno. E va bene, mi dico, andiamoci. All'interno cerco lo sportello in Inglese ma non lo trovo. Finalmente alcuni funzionari, o forse poliziotti, mi fanno capire che a quest'ora la biglietteria in Inglese è chiusa, ma mi indicano un altro sportello in cui dovrebbe esserci una persona che parla Inglese. E va bene, mi dico ancora, almeno qui non ho fatto la coda. Trovo lo sportello, e il tizio effettivamente parla Inglese. Peccato però che questa sia la sua unica qualità, perchè per il resto è indisponente all'eccesso. Appena gli faccio cenno che devo andare a Datong, e prima ancora che possa mostrargli il foglietto con il numero del treno, mi risponde che i treni per Datong partono dalla stazione Ovest e quindi per fare il biglietto devo andare alla stazione Ovest. Cerco di dirgli che fuori dalla stazione, sulla destra, ci sono due sportelli per i treni che partono dalla stazione Ovest, ma ormai il tizio non mi ascolta, e tanto meno mi degna di uno sguardo: mentre riordina le sue cose continua a ripetermi, aggiungendovi gesti di compatimento, che devo andare alla stazione Ovest. Cerco di impormi alzando anche un po' la voce ma niente, il tizio ormai ha messo su il disco e continua a ripetere sempre la stessa nenia. Adesso inizio veramente a incazzarmi. Possibile che non sia possibile (ops) nemmeno fare il biglietto per un treno che parte da un'altra stazione della STESSA città? Possibile che a pochi mesi dalle Olimpiadi una grande e meravigliosa città come Beijing mostri un volto così deprimente attraverso questo personale incompetente e svogliato?
Ritorno in un attimo ai due sportelli fuori sulla destra, stavolta faccio la coda all'altro sportello e quando finalmente è il mio turno sono visibilmente irritato (leggi: ho il sangue agli occhi). La giovane impiegata mi guarda, mi chiede in un Inglese perfetto dove voglio andare, mi chiede tutti gli ulteriori dettagli (hard-sleeper o soft-sleeper? Letto sopra, sotto o di mezzo?), mi fa il biglietto e infine mi dice: "Guardi che questo treno per Datong, a differenza degli altri che partono dalla stazione Ovest, parte da questa stazione, ma le ho fatto ugualmente il biglietto". E così una persona competente e gentile, che vorrei tanto ringraziare se solo ne conoscessi il nome, in meno di 30 secondi ha fatto quello che un insieme di persone di tutt'altro stampo non erano riuscite a fare in un'ora. Ma dubito fortemente che ci siano meccanismi in atto per ricompensare questa forma di competenza (se ci fossero, non ci sarebbe tanta abbondanza di persone svogliate).

Nel pomeriggio visito il Tian Tan, talvolta impropriamente chiamato il Tempio del Cielo:

Come avrete visto nella foto, è in corso uno spettacolo:

Fra le tante vestigia del passato imperiale della Cina, la più famosa è probabilmente la Grande Muraglia. Sono fortunato perchè ho scelto un tour meno turistico di quello standard, in una zona un po' distante da Pechino (110 km) che comprende i due tratti di muraglia di Jingshanling e Simatai. In questo modo ho la possibilità di camminare per almeno una decina di chilometri sulla Grande Muraglia, in una zona non frequentata dagli onnipresenti turisti cinesi.
Il testo sul biglietto del tratto di muraglia di Jingshanling mi ricorda che "Jingshanling Great Wall is like a dragon standing on the beautiful golden mountain" , tanto per farmi capire che il drago c'è anche quì: se non lo vedo è perchè sono scarso di immaginazione.
Sono con altre 4 persone: un belga che studia cinese a Shanghai, un cuoco inglese, un australiano e una giornalista brasiliana - insomma quanto di più eterogeneo mente umana possa immaginare. Eppure è bellissimo passare la giornata con loro, chiacchierando mentre camminiamo sul muro. Imparo diverse cose da loro, e così non mi accorgo nemmeno della fatica. Certo, direte voi, alzarsi alle 6 del mattino, pagare 22 euro, farsi trasportare da un autista cinese che guida come un pazzo, tutto per andare a vedere un muro, non è molto intelligente. Vero, però concorderete che c'è muro e muro, e questo è forse il più famoso del mondo.
Poichè è stata costruita a scopo difensivo, la Grande Muraglia corre lungo la cresta delle montagne/colline che attraversa, e così offre sempre bellissime vedute:

Ma, per la stessa ragione, non è affatto facile percorrerla: in molti tratti ha salite e discese ripidissime:

E mentre ci cammini sopra pensi all'enorme lavoro che deve aver richiesto: 7 metri di larghezza, 8 metri di altezza, 5000 chilometri di lunghezza. E il bello è che non è servita a granchè, perchè quando Gengis Khan (prima) e i Manchu (in seguito) hanno invaso il paese, l'hanno passata senza difficoltà. Ed è ironico pensare che sia molto più utile alla Cina adesso come attrazione turistica che non in tempi antichi come opera difensiva, il reale motivo per cui è stata realizzata.

Dal muro si vede anche quanto sia diversa la natura di questa zona del Nord rispetto a quello che ho visto finora: forse non arida, ma certamente non rigogliosa come quella precedente. Non vedo il deserto che, leggo, avanza inesorabile verso Beijing in conseguenza della desertificazione del Nord della Cina, però non deve essere molto lontano:

Poco prima dell'uscita di Simatai si passa un ponte pedonale su un fiume (alcuni spericolati passano da un versante all'altro su una puleggia attaccata ad una corda):

Per attraverarlo bisogna pagare 5 yuan di pedaggio, un po' come da noi in tempi medievali: a chi ha visto il film "Non ci resta che piangere" questo cartello potrebbe ricordare qualcosa .

Alla sera andiamo a provare la famosa Anatra alla Pechinese. E lì imparo ad usare i bastoncini. Perchè quando sei affamato come un lupo e i piatti sono condivisi[2], impari rapidamente .

Avevo letto report catastrofici sulla distruzione della vecchia Beijing da parte dei Comunisti. Non sono certamente in grado di valutare, ma posso dire che qualcosa è rimasto, forse più di qualcosa. Le mura della città sono state abbattute, vero, ma alcune porte sono rimaste:

e poi le mura della Città Proibita non sono state abbattute. Certo, sarebbe stato meglio se avessero salvato anche le mura della città, ma chi è senza peccato scagli la prima pietra: che fine hanno fatto le mura di Milano, che hanno svolto un ruolo tanto importante nella storia della città?
E, sempre a Milano, che fine ha fatto la cerchia dei Navigli? Coperti senza troppe remore, probabilmente per sempre.

Un landmark di Pechino sono gli Hutong, quel dedalo di stradine e casette così tipico di questa città. Che non ce ne siano più tanti come un tempo è senz'altro vero, ma che stiano scomparendo è forse esagerato. Io, per cominciare, alloggiavo in uno di essi, e ne ho visti a decine in giro per la città. Sono effettivamente belli perchè a misura d'uomo: ombreggiati, silenziosi, con alberi, casette, laboratori e negozietti, piacevoli da percorrere in bici o a piedi. Alla sera ci vedi le persone sedute all'aperto che giocano a carte bevendo il tè, si rilassano e passano il tempo.

Invece i grandi boulevard più recenti sono a misura di automobile e di "uomo moderno": fiancheggiati da grandi palazzi, trafficati, rumorosi, pericolosi per i ciclisti.

»E a proposito di traffico mi piacerebbe capire che cosa intendono fare da queste parti. A Pechino ci sono più di tre milioni di auto e sono già troppe, tanto che si formano ingorghi tremendi e la velocità media dei mezzi pubblici di superficie non supera i 10 km/h. In una situazione del genere che senso ha continuare a incoraggiare l'uso dell'auto a scapito della vecchia e sana bicicletta? Mi sembra, insomma, che i Cinesi vogliano emulare l'Occidente a tutti i costi, mentre se imparassero dai nostri errori potrebbero fare molto meglio - pare però che intendano raggiungerci anche in quelli.

Il giorno che ho preso la bicicletta a noleggio per andare a visitare il Tempio dei Lama e il Palazzo d'Estate ho potuto sperimentare quanto sia bello poter viaggiare nelle ampie corsie dedicate ai ciclisti di Beijing, ma al tempo stesso anche quanto le automobili e i mezzi pubblici stiano pian piano invadendo questo spazio, tramite soste e incursioni varie in territorio nemico. Ho visto manovre che non pensavo mente umana potesse concepire, come immettersi contromano, in auto, sulla corsia dei ciclisti quando non si riesce a svoltare a sinistra per il troppo traffico, e continuare così finchè non si riesce a saltare nella carreggiata opposta. Ma la manovra pericolosa più comune degli automobilisti cinesi è la svolta a destra con semaforo rosso. Anche in altri paesi, ad esempio negli USA, esiste, ma lì è "svolta a destra con semaforo rosso DOPO ESSERSI FERMATI E AVER CONTROLLATO CHE NON ARRIVA NESSSUNO". In Cina invece è "svolta a destra con semaforo rosso A PRESCINDERE DALLA PRESENZA DI PEDONI E CICLISTI".

Più in generale, mi sembra di aver capito che chi ha il mezzo più grosso ha ragione (sospetto che anche la potenza del clacson abbia un peso, ma non sono sicuro). Vedo dei poveri ciclisti, spesso carichi come facchini (in Cina per molti, tuttora, la bicicletta non è un modo per fare un po' di movimento, è una necessità) che, dove non hanno a disposizione la corsia dedicata, sono costretti ad avventurarsi sulle strade normali, e dietro gli autobus che gli suonano in continuazione. E continuano, continuano, continuano, finchè non li hanno superati. Ma cosa pretendono, che scompaiano? Che si volatilizzino? Alla fine un compromesso sembra che si trovi, perchè se il ciclista continua imperterrrito (ma ci vuole un bel fegato), allora il guidatore del mezzo motorizzato, bontà sua, non lo travolge.

E la peculiarità di Pechino che mi colpisce di più è proprio la sua doppia anima: quella dei grandi boulevard e quella degli Hutong. Perchè, a seconda del percorso che fai, è come se vivessi in due città distinte: se vai in auto lungo i boulevard ti sembra di essere in una grande città americana con strade larghe, traffico, grattacieli, centri commerciali etc. Se percorri le stradine degli Hutong ti sembra di essere in un paese di campagna. E l'illusione continua finchè non incroci uno di questi boulevard e, come minimo, lo devi attraversare prima di tuffarti nell'Hutong successivo.

È abbastanza ironico pensare che i monumenti di Pechino più visitati dai turisti sono le vestigia imperiali e il Tempio dei Lama, un complesso di templi buddisti - insomma tutto ciò che la Rivoluzione sembrava aver intenzione di cancellare. Ma devo dire che le cose non stanno come talvolta si legge. La Città Proibita non è mai stata danneggiata dalla Rivoluzione, anzi sono state spese ingenti somme per restaurarla. Inoltre, il governo ha speso una fortuna per restaurare il Tempio dei Lama dove vivono e sono attivi i monaci e dove ho visto centinaia e centinaia di fedeli buddisti cinesi andare a pregare, liberamente.

Una cosa mi ha deluso di Pechino: Piazza Tian An Men. Qui dicono trionfalmente che è la più grande del mondo; vero, ma di fatto è una spianata di cemento circondata da strade trafficate e contenente qualche costruzione messa lì un po' a caso:

Allora con questa logica anche il piazzale dello stadio di San Siro potrebbe concorrere al primato di piazza più grande del mondo. Insomma, se lo confronto con la Piazza Rossa di Mosca (che considero la piazza più bella fra quelle che ho visto) devo concludere che non gli allaccia nemmeno le stringhe. Un esempio per tutti: il mausoleo di Lenin sulla Piazza Rossa è una costruzione relativamente piccola, che si integra armoniosamente con il resto della piazza senza in alcun modo alterarne le caratteristiche. Il mausoleo di Mao in Piazza Tian An Men, invece, è un mastodonte in architettura celebrativa e propagandistica nel mezzo della piazza che ha come unico effetto quello di impedire una visione globale della piazza stessa. Di questo tipo di architettura noi Italiani ne sappiamo qualcosa, basti pensare al monumento a Vittorio Emanuele a Roma, che i romani con la loro tipica ironia hanno ribattezzato "La macchina da scrivere". Le ideologie politiche che hanno portato a questi due esempi di cattiva architettura erano opposte, ma i risultati sono molto simili. Fortunatamente, sia Roma che Pechino dispongono di molti altri tesori che ripagano ampiamente il visitatore di queste due brutture.

L'ingresso al mausoleo di Mao è gratuito, cosa inusitata in un paese in cui il prezzo di ingresso alle attrazioni culturali, storiche e naturali è molto elevato. Ma alla vista dei miliardi di Cinesi che entrano da una parte ed escono dall'altra formando una coda di diverse centinaia di metri mi passa la voglia di visitarlo. E infatti non lo visito e tiro dritto verso la Città Proibita.

La Città Proibita è una vera città dentro la città, isolata dentro mura con torri e un fossato che l'hanno resa off-limits (da cui il nome) per i comuni mortali per tutto il periodo della Cina Imperiale:

è assolutamente sproporzionata rispetto alle altre corti che ho visto in Europa. E non posso fare a meno di pensare che, mentre i monarchi cinesi delle dinastie Ming e Qing hanno vissuto in questo lusso e sfarzo estremo, il resto della Cina era molto povero. Date queste premesse, la rivoluzione l'avrei fatta anch'io. E non so se sia un caso che le altre 2 monarchie sprecone, fra quelle che ho visto io, quella Francese (avete presente Versailles?) e quella Russa (basta vedere Tsarskoe Selo e Peterhof), sono proprio quelle che hanno subito rivoluzioni violente. Gli Asburgo, invece, che in Austria hanno sempre tenuto un basso profilo, se ne sono andati senza rivoluzioni e molti Austriaci tuttora li rimpiangono.

La mia guida Lonely Planet metteva in guardia sulla qualità dei servizi pubblici (gabinetti) cinesi. Secondo me alcune cose sono cambiate. Innanzittutto, sono frequenti e gratuiti nelle grandi città. Inoltre, sono ben indicati almeno fino ad un raggio di 100 metri - poi puoi andare, letteralmente, a naso .
I pochi di buona qualità, per differenziarsi dagli altri, hanno introdotto un meccanismo di "quotazione" simile a quello degli hotel, che mi ha fatto sorridere. Così posso dire con compiacimento di essere stato in una toilette a 4 stelle nella Città Proibita a Pechino, come riportato con orgoglio da una targa all'ingresso:

»Mentre mi reco in bicicletta al Tempio dei Lama ho anche modo di vedere gli "ausiliari del traffico" di Beijing. In pratica, ad ogni incrocio dove c'è un semaforo e dove ci sono le piste per i ciclisti, ci sono 4 di queste persone, uno ad ogni angolo dell'incrocio, muniti di una bandierina, il cui scopo è quello di impedire che i ciclisti e i pedoni avanzino quando è rosso, così restringendo il passaggio per le auto. Un lavoro di dubbia utilità, che potrebbe essere evitato se ci fosse un po' più di disciplina sulle strade - a quegli incroci è comunque il semaforo che detta il ritmo del passaggio di auto, moto, bici, pedoni. Ma inizio a rendermi conto, grazie anche ai feedback che ricevo da Cinesi e non-Cinesi che incontro, che i criteri di efficienza e di risparmio dei posti di lavoro non necessari (che per gli impieghi pubblici significa anche un risparmio per i contribuenti) che uso per valutare la situazione possono valere in Europa e magari in altre parti del mondo, ma non necessariamente valgono qui, dove l'enorme popolazione crea altre priorità, come ad esempio quella di mantenere un livello di occupazione sufficiente a garantire un minimo di pax sociale.

Poteva mancare il drago a Beijing? Noooooo. Eccone uno fra i tanti:

In estrema sintesi direi che Pechino non ha il dinamismo e il ritmo di crescita di Shanghai, Hong Kong o Shenzhen, ma è una città ricca di storia e di cultura. Quanto i Cinesi di oggi sappiano apprezzare questa storia e questa cultura è, purtroppo, un altro discorso: capita di vederli a cavalcioni dei monumenti o in piedi sui bassorilievi per farsi fotografare.

  1. ^Nelle stazioni cinesi, quando si arriva, bisogna per prima cosa uscire, dove c'è il controllo del biglietto, poi una volta uscito dalla stazione uno può rientrare, per esempio se deve fare un biglietto
  2. ^In un tipico pasto cinese ognuno ha la sua scodella di riso o di noodles, gli altri piatti sono comuni e ognuno vi attinge con i bastoncini.