NANJING

E la vita la vita, e la vita l'è bela, l'è bela, basta avere l'ombrela.

Arrivo a Nanjing di sera, piove e devo trovare l'ostello. Fino ad un certo punto mi aiuta la mappa approssimativa della guida turistica ma poi, quando ormai sono nelle vicinanze e devo affidarmi alle indicazioni delle persone, le cose si complicano: faccio avanti e indietro per una strada pedonale per almeno un'ora, e ogni nuova persona a cui chiedo mi manda dalla parte opposta rispetto alla persona precedente.

Nell'ostello incontro un giovane giornalista cinese che parla un po' di Inglese. La cosa mi incuriosisce enormemente, sapendo delle "peculiarità" dei mezzi di informazione in un paese non democratico. Ma affrontare l'argomento con una persona cinese non è facile: da un lato c'è il rischio di metterlo in difficoltà (perchè magari deve parlare di cose che ritiene pericolose) e dall'altra di metterlo in imbarazzo (perchè deve parlare di un aspetto non proprio positivo del proprio paese). Evito così di affrontare l'argomento in termini generali e mi concentro invece sul suo lavoro. Vien fuori che lavora per un'emittente televisiva regionale e che si occupa di cronaca. Ha libertà di dire quello che vuole, finchè si occupa di cronaca. Ma non ha la libertà di occuparsi di altro (per esempio di politica) perchè è la testata che gli assegna i compiti. Non so come funzioni da noi, ma immagino ci possa essere qualcosa di simile (per esempio, dubito che un giornalista del Giornale possa scrivere un pezzo critico verso il Cavaliere, e lo stesso probabilmente vale per lo schieramento politico opposto). Forse la vera differenza è che mentre in Italia, qualunque siano le tue idee politiche, puoi trovare una testata che ti dia spazio, in Cina se sei di idee opposte al Governo probabilmente non hai possibilità di lavorare come giornalista e di far sentire le tue idee. Ci sarebbe Internet, ma in Cina è soggetta a censura.

»Ma fatemi parlare un po' della censura di Internet (scherzosamente chiamata "The Great Firewall of China", un gioco di parole rispetto al nome inglese della Grande Muraglia): dai report catastrofici della stampa occidentale mi ero fatto l'idea che Internet, in Cina, fosse praticamente inutilizzabile. In Cina mi sono reso conto che non c'è nulla di più falso: i Cinesi usano Internet tanto quanto gli altri. Gli Internet Point abbondano dovunque nel paese e sono frequentati ad ogni ora del giorno e della notte. Naturalmente non ha senso chiedersi se i computer sono dotati di software con regolare licenza perchè la Cina è il paese dove il copyright non esiste ancora come concetto (o meglio, fa comodo ignorarne l'esistenza), nell'abbigliamento come nella musica e nel software. Ma, tornando alla censura, Internet è utilizzabile nella maggior parte delle sue funzionalità: la posta elettronica, per esempio, e la gran maggioranza dei siti. La censura riguarda quei siti che, per il loro contenuto, vengono considerati "un pericolo per la sicurezza dello Stato": in pratica sono, perlopiù, i siti che parlano di storia in un modo che non garba al governo cinese[1]. In poche parole, la quasi totalità dei siti non-cinesi che parlano di storia, perchè la lettura della storia, e in particolare della guerra civile e del riconoscimento di Taiwan come stato autonomo, da parte dei Cinesi è sostanzialmente diversa da quella degli Occidentali. Ed è ancora più diversa da quella dei Giapponesi, dai quali li divide anche e soprattutto la lettura storica del periodo di invasione giapponese prima e durante la seconda guerra mondiale. Fra i siti oscurati ce ne sono anche di famosi, come Wikipedia.
Per uno straniero come me la censura si manifesta così: digiti l'indirizzo di un sito, per esempio www.wikipedia.org, e invece di apparirti la home page di Wikipedia vedi una pagina fitta di caratteri cinesi per me incomprensibili: è la spiegazione del fatto che quel sito è "pericoloso per la sicurezza dello Stato".
E poi esistono i trucchi che permettono di vedere i siti oscurati: appena arrivi in Cina non hai difficoltà a farteli spiegare, e per la maggior parte funzionano.
Mettendo tutti questi fatti insieme (la maggior parte di Internet è regolarmente accessibile, e spesso si riesce a vedere ciò che dovrebbe essere censurato), emerge un ritratto di Internet in Cina completamente diverso da quello riportato dalla stampa occidentale. Ovviamente questo non significa affatto che sia una bella cosa censurare Internet, ma secondo me sarebbe auspicabile una maggior precisione della nostra stampa nel riportare i fatti, invece di andare sempre alla ricerca di notizie sensazionali.
Per completezza devo aggiungere che, oltre alla censura, esiste anche lo "spionaggio" di Internet, sul quale è ragionevole pensare che il governo cinese si dia parecchio da fare, ma è altrettanto ragionevole pensare che in questa attività goda della compagnia di numerosi altri governi (o servizi segreti).

Il primo posto che riesco a vedere è il famoso Gate of China, una straordinaria porta fortificata che protegge, a Sud, l'ingresso nelle mura cittadine. È uno dei migliori esempi di architettura militare di tutta la Cina e vale senz'altro la visita. Ma, una volta salito in cima alla fortificazione mi attende una sorpresa: toccando con mano una delle tre "torri" sopra le mura:

mi accorgo che sono di polistirolo!!
Riuscirò poi a farmi spiegare che sono una "fedele" ricostruzione delle torri originali, che sono andate distrutte. Non ho capito bene se la "ricostruzione" in polistirolo sia stata fatta per risparmiare oppure perchè la struttura non ne avrebbe potuto sopportare il peso. Ma in ogni caso rimango convinto che sarebbe meglio essere espliciti su un aspetto così importante, invece di fare gli indiani e aspettare che il turista lo scopra da solo (se lo scopre).

Una curiosità delle mura cittadine di Nanjing è la "firma" dei mattoni usati per costruirle: ogni mattone reca impresse le informazioni relative al laboratorio che lo ha prodotto e alla data di fabbricazione:

in modo che, a fronte di un cedimento o di una durata inferiore alla media, il produttore potesse essere rintracciato. Un esempio ante-litteram di "accountability" veramente sorprendente, e tuttora assente nella grande maggioranza dei casi in Cina.

Nel Parco Xuanwu mi accoglie, oltre ad una pioggia torrenziale, una frase che mi colpisce per la sua profondità di pensiero: 'China is the birth place of Chinese rose' . Il parco comunque è carino, con divertenti "sculture":

E al ritorno in città trovo questo canale con "bassorilievo":

nel caso sentissi la mancanza dei draghi .

In Cina ci sono negozi dovunque, spesso gestiti da una singola persona o da una famiglia, sono aperti più o meno a tutte le ore e di solito occupano uno spazio molto piccolo in cui le merci sono stipate all'inverosimile. Questo è un esempio di fruttivendolo nella vecchia Shanghai:

Ma si stanno affermando anche i supermercati, soprattutto nelle grandi città (ci sono anche diverse catene europee). E a Nanjing, per la prima volta, entro in uno di essi. Questi supermercati assomigliano in tutto e per tutto ai nostri, dalla disposizione delle merci agli arredi interni, persino alle uniformi del personale. L'unica cosa che mi colpisce sono gli altoparlanti che diffondono pubblicità martellante ad alto volume: circa ogni minuto ripetono sempre gli stessi spot[2], qualcosa che fortunatamente non ho incontrato in Europa. Se lo fanno evidentemente è perchè fa aumentare le vendite, ma su di me in questo caso ha l'effetto opposto: appena trovo il tè verde al gelsomino che stavo cercando me ne vado subito alla cassa ed esco, e i miei timpani ringraziano .

Alla sera decido di abbandonare le riserve e, anche incoraggiato dalla guida Lonely Planet, di concedermi finalmente un pasto cinese. Il ristorante si trova nella zona universitaria, e così ho l'opportunità di vedere, anche se solo da fuori, una università cinese. Rimango colpito dalla bellezza e modernità delle strutture, molte delle quali interamente in metallo e a vetri trasparenti. E attraverso questi vetri posso vedere quanto l'università ferva di attività, alle 9 e mezza della sera: in quasi ogni locale visibile dall'esterno ci sono lezioni in corso, con professori e studenti. Probabilmente, mi dico, questi studenti lavorano di giorno e alla sera vanno a scuola. Beh, tanto di cappello - da noi sempre meno persone hanno la volontà di fare una cosa del genere.
E mentre ritorno verso il centro città, sempre a piedi, sento dei rumori sopra di me, alzo gli occhi e vedo, altissime in cielo, delle luci che illuminano scheletri di grattacieli in costruzione. E, "aggrappati" a questi scheletri, squadre di operai che lavorano alla costruzione della nuova Cina. Sotto la pioggia, a un centinaio di metri di quota, alle 10 di sera. E così, in poco tempo, due fatti così diversi mi raccontano della stessa grande volontà di crescere, di progredire, della Cina di oggi.

La mattina dopo voglio visitare la Collina Purpurea, sede di diversi posti di interesse. Piove, ma non in modo normale: vengono giù goccioloni enormi, verticali, fittissimi. Per farla breve, non ho mai visto tanta acqua in vita mia. Continuerà per sei ore di fila. Da un lato questo spiega la incredibile rigogliosità della natura che ho visto finora in Cina. Dall'altro mi complica la vita, ma decido di andare avanti. In autobus ci vuole un'ora e mezza per attraversare la città da sud a nord, in mezzo ad un traffico infernale, ulteriormente incattivito dal maltempo. Alla stazione del treno devo capire che autobus prendere per andare alla Collina Purpurea. E mentre cerco di districarmi fra impiegati della società degli autobus pigri e irridenti, inizio a prendermi la prima dose di acqua. Finalmente capisco che devo andare dall'altra parte della strada, la attraverso e mi fermo ad aspettare l'autobus sotto una pensilina larga meno di 30 centimetri. Mi bagno fino alle ossa, e le macchine e gli autobus che passano fanno il resto, rovesciandomi addosso l'acqua delle pozzanghere. Mentre stramaledico Nanjing e sono lì lì per andarmene arriva l'autobus e salgo. Dopo un pò, quando la Collina Purpurea diventa visibile, mostro all'autista la cartina e gli indico che voglio andare in cima. Allora questo si ferma, mi mostra una stradina pedonale che sale le pendici della montagna e mi fa segno che devo camminare. Andiamo bene, io cercavo l'autobus che andava SULLA Collina, non che la fiancheggiava. Scendo, trovo riparo in una sorta di portico a una ventina di metri dalla strada, dove dei manovali stanno trasportando alcuni serramenti da un locale all'altro. E mentre sono lì sotto a ripararmi devo riuscire a fermare un taxi. Ma da 20 metri nessun taxi mi vedrà mai. Lì vicino c'è un semaforo, così appena un taxi si ferma al semaforo corro e vedo se è libero - e intanto prendo un bel po' d'acqua; se è occupato, ritorno nel mio rifugio. La scena si ripete a oltranza perchè tutti i taxi viaggiano con passeggero. E intanto gli affaccendati operai del posto dove ho trovato rifugio mi guardano come dire "Beh, visto che sei qui a far niente, potresti almeno dare una mano".

Finalmente trovo un taxi libero che mi porta sulla collina. Fra le molte attrazioni della Collina Purpurea decido di vedere il Mausoleo di Sun Yat Sen. Il Mausoleo mi dà l'idea di un posto chiuso, l'ideale quando viene giù una pioggia così. Ma sono sfortunato, perchè il mausoleo vero e proprio è sì chiuso, ma si tratta di una tomba relativamente piccola. Per arrivarci, però, bisogna percorrere quasi un chilometro a piedi dall'ingresso - l'ideale quando piove a catinelle:

Al ritorno prendo l'autobus sbagliato, questo si ferma, mi lascia giù in mezzo alla strada e mi dice di aspettarne un'altro. Qui non c'è nemmeno la pensilina di 30 centimetri, e così aspetto sotto un albero. L'autobus giusto arriva proprio quando la pioggia mi ha bagnato anche l'ultimo centimetro quadrato di pelle.

Lascio Nanjing con sentimenti misti: è come se avessi intravisto le potenzialità di questa bella città, ma non ne avessi potuto godere appieno per il tempo terribile. Questa è la bella stazione ferroviaria:

La sera chiamo a casa

- Carlo, abbiamo sentito che nella zona di Shanghai c'è un tifone di grandi proporzioni con piogge torrenziali, tu ne sai qualcosa?
- No, non lo sapevo, ma vi confermo che la notizia è del tutto esatta.

  1. ^Per completezza bisogna dire che la censura riguarda anche altri contenuti, come l'indipendenza del Tibet, il comportamento della Polizia e altro
  2. ^Non capisco la lingua, ma capisco dall'intonazione e da alcuni suoni quando un messaggio viene ripetuto