SHANGHAI

A Shanghai incontro Jerome, un amico che ho conosciuto durante il mio viaggio in Russia nel 2005. È francese ma vive e lavora a Shanghai, e così è l'occasione per rivederlo.

Mentre camminiamo per la strada mi parla dei suoi sforzi per imparare il Cinese; manifesto un timido interesse per la lingua, e così finiamo in una libreria che dispone anche di corsi di Cinese per stranieri. E qui sperimento l'incredibile abilità dei Cinesi nel vendere. Una commessa ci prende di mira e non ci molla più. Ci fa una demo di un software, ripetendo: "It is software, you know, it is not cassettes or cd". E lo ripete in continuazione, come se ad ogni ripetizione il software diventasse migliore. Nonostante il tembureggiante ritmo della commessa che non mi lascia neppure il tempo di ragionare, abbiamo qualche dubbio in proposito: nella prima lezione devi ripetere "Nihao" ("Ciao"), tutto qui - un po' poco mi sembra. E poi abbiamo anche forti dubbi sull'autenticità del software vista la modalità con cui ci viene proposto (tralascio i dettagli), ma abbiamo il nostro daffare per riuscire a liberarci del robottino umano che ripete in continuazione "It is software, you know, it is not cassettes or cd", e alla fine, in pratica, scappiamo via.

Il giro con Jerome mi permette in poco tempo di vedere diversi tratti tipici di Shanghai. Dalla sede del primo meeting del partito comunista:

alla concessione francese, ricordo del passato semicoloniale[1] della città:

alla vecchia Shanghai. E qui anche Jerome, che a Shanghai ci vive, si trova di fronte all'imprevisto:

Mi dice, un po' imbarazzato: "Mah, l'ultima volta che sono passato di qui c'erano casette e stradine". È forse la migliore immagine di una città che cambia ad una velocità tale che neppure i suoi abitanti riescono a seguirla. Riusciamo ancora a trovare sprazzi della vecchia Shanghai:

Le casette a due piani hanno al piano terra il negozio/bottega, il cui spazio vitale occupa senza problemi il marciapiede e parte della strada, e il primo piano dove la stessa famiglia vive. La strada diventa quasi inutilizzabile per i suoi reali scopi, e infatti di lì si passa solo in bici o motorino. La frenetica attività della Vecchia Shanghai è ben visibile in questo video:

Stranamente queste aree non sono menzionate nelle guide di viaggio. Quando chiedo a Jerome cosa fanno gli abitanti della vecchia Shanghai quando le loro vecchie case vengono abbattute per far posto ai palazzoni o ai grattacieli, mi risponde "Beh, ricevono un indennizzo, ma non è sufficiente per comprarsi un appartamento in una zona centrale come questa, e così devono trasferirsi in periferia". Ma soprattutto devono cambiare vita: la casetta della vecchia Shanghai, in una zona centrale e quindi frequentata, verrà sostituita da un palazzone di periferia, con vantaggi (pochi) e svantaggi (molti).

»A pranzo ci andiamo sul tardi e così mangiamo insieme al personale del ristorante. E rimango colpito dall'incredibile numero di persone di cui si compone. Osservo che ci sono più lavoratori che clienti, e Jerome mi fa capire che in Cina una delle priorità è riuscire a dare un lavoro a tutti. E mi vengono in mente i portatori dello Huang Shan: alcune tessere del mosaico cinese cominciano ad andare al loro posto.

La vecchia Shanghai fa parte della "Vecchia Cina", quella parte autenticamente antica che ancora è rimasta, qua e là, nelle città e nei paesi. Questa non va confusa con la "Nuova Vecchia Cina", cioè con i posti turistici (templi, giardini, case etc.) che sono stati restaurati e che di vecchio hanno solo lo stile, come ad esempio gli Yu Gardens di Shanghai:

Purtroppo questi sono i posti che i turisti vedono e, comprensibilmente, quelli che le autorità vogliono far vedere. Ma non mi sorprende affatto che i Cinesi abbiano fretta di liberarsi di un passato prossimo che a loro ricorda povertà e umiliazione: anche noi abbiamo fatto sparire in quattro e quattrotto, e senza troppe remore, i cortili di ringhiera in cui condividevamo il cesso con altre 5 famiglie.
Questa differenza fra "Vecchia Cina" e "Nuova Vecchia Cina" la rivedrò chiarissima negli Hutong di Beijing, a Lijiang e altrove.
Nell'ultima foto notate il ponte "storto": è una delle manifestazioni della superstizione dei Cinesi; nel caso particolare, deriva dalla convinzione che gli spiriti maligni possano solo procedere in linea retta. Un altro esempio sono gli ingressi ai templi con gradini o ostacoli in legno, per un motivo simile.
Ma gli aspetti della superstizione cinese che mi hanno colpito di più sono legati ai numeri: mi hanno spiegato che in Cina il 4 è il numero sfortunato e l'8 è il numero fortunato. E questo ha diverse conseguenze: i numeri di cellulare hanno un costo diverso a seconda di quanti 8 e quanti 4 contengono; un numero con tanti 8 è una sorta di "status symbol" che solo i più ricchi e influenti si possono permettere. Per contro, palazzi e alberghi sono spesso privi dei piani 14, 24 etc., per non parlare del 44 (per i pochi alti abbastanza da arrivarci). Infine, non è un caso che le Olimpiadi di Pechino inizino l'8 agosto del prossimo anno: 8/8/2008.

Nel pomeriggio decido di provare il mezzo di locomozione terrestre più veloce al mondo: il Maglev (treno a levitazione magnetica) che collega Shanghai con l'aeroporto di Pudong. »Il tempo di vedere la memorabile scritta 'Keep valuables snugly and beware the people press close to you designedly', nel metrò, dalla quale deduco che i Cinesi amano gli avverbi, e le rime, e sono pronto per prendere il Maglev:

è emozionante raggiungere i 431 km/h. 30 Km passano in 6 minuti, durante i quali penso che per farne 25 da casa all'uffico, alla mattina, ci metto 50 minuti quando tutto fila liscio - proprio vero che al mondo non c'è giustizia.

Se vi chiedete come ci si sente a viaggiare a tale velocità, date un'occhiata a questo video:

Ah, guardate un po' questa:

la ragazza non si sta nascondendo dalla fotocamera: semplicemente si sta riparando dal sole. Una scena piuttosto comune in Cina: le donne si riparano dal sole perchè la pelle chiara è considerata sinonimo di bellezza. Così capita di vedere le donne proteggersi con l'ombrello, il cappello e, in mancanza, con quanto si ha a disposizione. Esattamente il contrario di quanto fanno le donne da noi, dove si arrostiscono al sole, al solarium e, in mancanza, al microonde, perchè la pelle abbronzata è considerata sinonimo di bellezza. Mah!

Lascio Shanghai con idee confuse. È certamente la città del business, dove si accumula tanta ricchezza, così ostentatamente mostrata nei negozi di Nanjing Road, dove ci sono grattacieli come a Manhattan, il Maglev, etc. Ma è anche una città di enormi contrasti, dove in pieno centro puoi vedere mezzi di trasporto non proprio modernissimi:

e dove molta popolazione vive al limite della soglia di povertà, accentuata dal rapido aumentare del costo della vita. E questi grandi contrasti sono, secondo me, una contraddizione per un sistema che si dichiara comunista. Si dichiara, ma in pratica non lo è. Anzi, direi di non aver mai visto un sistema più capitalista di quello cinese, in cui non esistono regole, non esistono tutele per le fasce più deboli, non esistono garanzie per i cittadini che non hanno conoscenze altolocate. Il governo e gli imprenditori (locali e stranieri) formano un unico sistema che ha come scopo di promuovere lo sviluppo economico, ad ogni costo. Di questo sviluppo, certamente, beneficiano un po' anche i più deboli, ma a costo di sacrifici enormi, in ogni caso non ricompensati come in altri paesi.

In una città così proiettata verso il futuro, direte voi, forse i draghi non ci sono. Beh, forse. O forse sì?

  1. ^Shanghai, a differenza di Hong Kong, non è stata ceduta dalla Cina. Tuttavia, più o meno a metà dell'ottocento, furono create delle "concessioni", una inglese, una francese e una americana, aree di Shanghai soggette alle leggi e alle norme di questi paesi e non della Cina.