HANGZHOU

Ad Hangzhou ci arrivo da Tangkou con il bus. Sono quattro ore su un'autostrada (che qui chiamano Expressway) così nuova che neanche hanno finito le pompe di benzina. »Il viaggio fila via liscio, unica nota divertente l'avvertimento "Do not drive tiredly" lungo il percorso, un primo esempio di quel Chinglish che ritroverò più avanti nel mio viaggio. Non posso non notare, però, che l'autostrada è quasi completamente deserta.

Sul pulman incontro un giovane Coreano che fa la mia stessa strada. Arriviamo ad Hangzhou e io mi sento completamente perso (la città è enorme, è buio, nessuno che parla Inglese). Vedo che lui riesce a parlare con le persone e perciò gli chiedo come mai. Mi dice che studia Cinese a Beijing (Pechino). Siccome di Inglese biascica giusto due parole, gli chiedo (con un giro di parole per non sembrare scortese) se non farebbe meglio a studiare Inglese. Risposta: "English is the past, Chinese is the future" - pensierino su cui meditare per la notte .

Non ho molto tempo per organizzarmi e così nasce l'idea, che poi si rivelerà insana, di girare lo Xi Hu (Lago Occidentale) a piedi il giorno successivo. Il lago, vera attrazione di Hangzhou, si trova nel centro di una grande città ma, grazie ai giardini e alle basse colline che lo circondano, riesce ad esserne isolato; questo contribuisce a creare un'atmosfera unica:

L'aria è rilassata e allegra:

A metà lago, sulla Su Causeway, avverto i primi segni di stanchezza e mi siedo su una panchina a mangiare una mela. Un Cinese sulla sessantina mi si siede di fianco. Mi guardo in giro e vedo che ci sono un sacco di panchine libere, e non capisco. Più tardi avrò modo di apprendere, chiedendo in giro, che nella mentalità di alcuni Cinesi se una persona è da sola allora significa che è infelice, ed è considerato dovere degli altri cercare di aiutarla. Mah!

Nella parte Nord della Su Causeway un bel ponte:

porta al Giardino Quyuan, con fiori di loto

e prati fioriti:

Gli altoparlanti diffondono la musica, e il tutto crea un'atmosfera molto suggestiva:

A nord del lago c'è il Parco della Grotta del Drago Giallo , che offre splendide vedute sul lago. Mentre cerco il sentiero che vi sale incontro una coppia di Inglesi di Londra che hanno lo stesso problema. Alla fine riusciamo a trovare il sentiero e ci andiamo insieme. Mi raccontano che erano venuti per il matrimonio di un loro amico a Beijing. Siccome il matrimonio cinese, mi dicono, ha tutta una serie di rituali che noi occidentali non conosciamo, per potervi partecipare hanno dovuto impiegare parecchio tempo per impararseli tutti. Ma poi il matrimonio è stato improvvisamente annullato e così loro si sono trovati con del tempo a disposizione per visitare il paese. La storia è tragicomica, ma vera.

Mentre camminiamo e parliamo del più e del meno, riferisco le considerazioni del giovane Coreano sul crescente peso della lingua cinese rispetto a quella inglese, e il ragazzo mi risponde (ma va?) che non è assolutamente d'accordo. Io non sono parte della contesa (l'Italiano in ogni caso continueremo a parlarlo in quattro gatti, in Italia e a Lugano), quindi che si mettano d'accordo fra di loro e mi lascino in pace .

Il parco è bello, la vista del lago anche:

e vediamo pure una manifestazione teatrale cinese:

ma intanto i chilometri si stanno accumulando nelle gambe. Ritorno sul lago in tempo per vedere il tramonto:

e per scattare una delle foto che mi sono più care:

prima di riuscire ad arrivare all'ostello con la pianta dei piedi in fiamme dopo aver camminato ininterrottamente per una giornata. Il giorno dopo, più saggiamente, noleggio una bicicletta e così riesco a visitare diversi posti, fra cui le sculture buddiste:

e le vicine piantagioni di tè di Dragon Well (Long Jing), le più famose della Cina:

che si trovano lungo una strada a pietroni chiusa alle auto, molto bella da fare in bicicletta - una sorta di Parigi-Roubaix cinese . Sì, avete indovinato: c'è ancora il drago di mezzo...

Arrivo alla stazione dei treni in taxi, giusto in tempo per prendere il treno per Shanghai. Mi colpisce l'affollamento della stazione, tanto che per un istante, alla vista di quella enorme folla che quasi mi impedisce l'ingresso, ho un moto di repulsione e di panico.